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Giuseppe Gatì

 

Giuseppe Gatì [Il Suo Sito Web]
Il Mondo Web saluta Giuseppe Gatì, il "difensore della sua terra"

E per ricordare sempre le parole che ha lasciate scritte nel suo sito:
DENUNCIA - CONTRASTA - RESISTI

31 GENNAIO 2009:

Giuseppe Gatì è morto. Lo celebra la rete.
Da parte Mia (Maurizio Andrea, responsabile del portale "PianetaTerra.tv), Tutto il Rispetto e Sostegno alle Persone che lo hanno conosciuto, frequentato Amato. A tutta la Famiglia, Parenti, Amici: Un Abbraccio Fraterno per Non dimenticare Mai l'Amico Giuseppe Gatì.

NOI CONTINUEREMO A
DENUNCIARE - CONTRASTARE - RESISTERE

Figlio del coordinatore cittadino del Partito Democratico a Campobello di Licata, Giacomo Gati’.
La famiglia Gati’ e’ titolare di una Impresa di latticini. Giuseppe Gati’ e’ andato da un fornitore, alla periferia di Campobello, e, senza accorgersene, avrebbe camminato su di un filo scoperto della corrente elettrica che attraversa l' Azienda agricola. Giuseppe Gati’, lo ricordiamo, e’ stato protagonista di una contestazione pubblica a Vittorio Sgarbi impegnato a presentare un libro ad Agrigento presso la Biblioteca comunale "La Rocca" lo scorso 29 dicembre.
Il giovane di Campobello di Licata, figlio del presidente del PD campobellese, aveva contestato duramente il critico d'arte accusandolo di avere attaccato duramente il giudice Giancarlo Caselli e di aver difeso uomini politici come Calogero Mannino e Giulio Andreotti. Bloccato dalla polizia, Giuseppe Gatì era stato identificato e subito dopo rilasciato.



Più di 3mila persone lo salutano per l'ultima volta sul gruppo Giuseppe Gatì sei tutti noi, più di 700 lo ricordano su Giuseppe Gatì....Per non dimenticare..., oltre 100 gridano Siamo tutti Giuseppe Gatì!. Eppure è uno sconosciuto. Un perfetto ignoto.

23 anni, siciliano, studente all'Università, è rimasto folgorato un pomeriggio di fine gennaio
, a Campobello di Licata, in provincia di Agrigento. Era a lavorare nel caseificio di proprietà del padre e inavvertitamente ha toccato un filo elettrico scoperto.

Proprio lui, che dal suo blog, aperto neanche un mese fa ("La mia terra la difendo")
, lanciava le sue battaglie civili, invocava più diritti per tutti e si dichiarava "nato ad Agrigento, residente a Campobello di Licata e cittadino libero". Proprio lui è morto di lavoro, sul luogo di lavoro. Vivendo, fino ad allora, "per combattere il servilismo che ogni giorno di piu' avvolge il nostro Paese", scegliendo di rimanere in Sicilia, "di non andare via anche se vivere qui è duro, durissimo".

Minuto di statura, capelli scuri e occhi vivaci, diviene famoso il primo gennaio
, quando Beppe Grillo gli dedica il primo post dell'anno, dal titolo "L'Italia rovesciata". Grillo racconta il gesto, eclatante, di Giuseppe. Un ragazzetto piccolo, con a stento un po' di barba sotto il mento, armato di telecamera, che d'un tratto si fa gigante e irrompe nel bel mezzo della presentazione di un libro cui è presente il sindaco di Salemi, Vittorio Sgarbi. Strattonato da un vigile, spintonato dai soliti in giacca e cravatta, guardato da una folla muta e sorpresa, Giuseppe inizia a urlare alla legalità: "Viva Caselli, viva il pool antimafia! Viva Caselli, viva il pool antimafia!". Una bestemmia, quasi. In seguito verrà allontanato dalla forza pubblica, sequestrato, portato in Questura e rinchiuso in una stanza. Ci rimarrà più di un'ora e mezza.

E' così, grazie a quel video che ben presto fa il giro della rete, che Gatì riceve l'onore delle cronache
. Viene definito dallo stesso Grillo "un piccolo eroe, un fiore raro". Migliaia di persone arrivano sul suo blog. E poi i complimenti della cosiddetta società civile, gli omaggi delle associazioni antimafia, i ringraziamenti di Sonia Alfano, figlia del giornalista Beppe, morto proprio lui per l'antimafia e contro la mafia.

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La contestazione a Vittorio Sgarbi

Nel suo penultimo post, il 3 gennaio, Gatì giustifica la sua azione: "La contestazione è stata fatta in primis all'uomo Vittorio Sgarbi, a quello che ha fatto; lo avrei contestato qualsiasi fosse stato il suo schieramento. Per me, non c'è nessuna differenza tra Berlusconi e Veltroni, tra il Pd e il Pdl. Non mi riconosco affatto in questa attuale classe politica". Il che, s'intende, non significava affatto un abbandono all'apatia o uno scollamento dalla società: "Ho solo fatto il mio dovere di cittadino, informare chi stava li, di avere davanti un pregiudicato".

Fa un po' d'effetto vedere il suo blog ancora in rete
, fermo all'ultimo post, datato 10 gennaio. Fa impressione leggere le sue parole, che si rifanno a quelle con cui Sciascia analizzò il carattere della sua terra. "La Sicilia è scomoda, ma viverla è possibile con orgoglio antico e altero".

Giuseppe Gatì

E Giuseppe vive ancora, nella rete
. Vive ricordato da Franco, che ammette di "essersi emozionato col suo coraggio"; vive abbracciato da Fausto, che ne saluta la famiglia; vive rievocato da Luna, che lo aizza a "urlare ancora, attraverso tutti noi: Viva Caselli, viva il pool antimafia"; ritorna a esistere nello sfogo di Berta Slow ("Nn si può morire a 20 anni...non si può...non è giusto...Cazzo!!!"). E soprattutto, vivono le nove parole che componevano il suo motto, diffuse sulle bacheche, negli status, tra le righe dei messaggi. Quella formula che ripeteva, puntualmente, alla fine di ogni discorso: "Questa è la mia terra e io la difendo".
Articolo di Francesco Oggiano (Affaritaliani.it).

- Il suo sito web: www.LaMiaTerraLaDifendo.it con i suoi amici.
- Il suo canale su Youtube:  giuseppegat


Giuseppe Gatì
scriveva nel suo sito quello che era capitato dopo la contestazione al
Pregiudicato Vittorio Sgarbi

(Venerdì, 2 Gennaio 2009)

Il dopo contestazione

In molti hanno visto il video della contestazione al pregiudicato Vittorio Sgarbi, ma forse non tutti sanno cosa è successo dopo.

Allego il breve riassunto che è stato pubblicato anche da
Piero Ricca.

Con alcuni amici l’altro giorno mi sono recato presso la biblioteca comunale di Agrigento per contestare con volantini e videocamera Vittorio Sgarbi. Ci siamo soffermati su due punti in particolare: la condanna in via definitiva per truffa aggravata ai danni dello stato, e quella in primo e secondo grado, poi andata prescritta, per diffamazione del giudice Caselli. Dopo quasi due ore di ritardo ecco che arriva, in sala la gente rumoreggia e fischia. Subito dopo aver preso la parola, naturalmente con qualche volgarità annessa, inizia la nostra contestazione. Nel video non si vedono o sentono certe cose. Sono stato subito preso e spintonato da un vigile, mentre qualcuno tra la folla mi rifilava calci e insulti. Sgarbi, prima chiedeva che venisse sottratta la videocamera alla mia amica, e dopo cercava lui stesso di impossessarsene. Ma è importante sapere cosa succede dopo. I miei amici vanno via perché impauriti, mentre io vengo trattenuto dai vigili. Si avvicina un uomo in borghese, che dice di appartenere alle forze dell’ordine e cerca di perquisirmi perché vuole la videocamera (che ha portato via la mia amica). Io dico che non può farlo e lui mi minaccia e mi mette le mani addosso. Arriva un altro personaggio, e minaccia di farmela pagare, ma i vigili lo tengono lontano. Dopo vengo preso e portato in una sala appartata della biblioteca, dove la polizia prende i miei documenti e il telefonino. Chiedo di vedere un avvocato
(ce n’era addirittura uno in sala che voleva difendermi), per conoscere i miei diritti, ma mi rispondono di no. Mi identificano più volte e mi perquisiscono. Poi mi intimano di chiamare i miei amici, per farsi consegnare la videocamera, ma io mi rifiuto. Arriva di nuovo il presunto appartenente alle forze dell’ordine in borghese e mi dice sottovoce che lui dirà di esser stato aggredito e minacciato da me. Non mi fanno parlare, non mi posso difendere. Dopo oltre un’ora e mezza mi dicono che non ci sono elementi per essere trattenuto ulteriormente, mi fanno fermare il verbale di perquisizione e mi congedano con una frase che non posso dimenticare: “Devi capire che ti sei messo contro Sgarbi, che è stato onorevole e ministro…
”.


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Nalya
[nalya.wordpress.com]
, Amica di Giuseppe scrive un post nel suo blog. Lo riportiamo integralmente:
"" Stamattina Giuseppe Gatì è morto.
Incredibile, vero? Noi l’abbiamo visto con i nostri occhi e ancora non ci crediamo.
Giuseppe è morto mentre lavorava: era andato a prendere il latte da un pastore ed è morto fulminato mentre apriva il rubinetto della vasca refrigerante del latte. E’ morto dentro una bettola di legno, sporca.
E’ morto un amico, una persona pulita, con sani principi. Chi ha avuto modo di conoscerlo sa che raro fiore fosse.
Voleva difendere la sua terra, non voleva abbandonarla, era rimasto a Campobello di Licata, un paesino nella provincia di Agrigento che offre poco e dal quale è facile scappare. Lavorava nel caseificio di suo padre, con le sue “signorine”, le sue capre girgentane, che portava al pascolo. Era un ragazzo ONESTO, con saldi principi volti alla legalità e alla giustizia. Aveva fatto di tutto per coinvolgere i dormienti giovani Campobellesi, affinché si ribellassero contro questa società sporca e meschina.
Era troppo pulito per vivere in mezzo a questo fetore e a questo schifo.
Aveva urlato “VIVA CASELLI! VIVA IL POOL ANTIMAFIA!” era stato anche criticato per questo, ma aveva smosso queste acque putride e stagnanti che ci stanno soffocando.
Era un ragazzo dolcissimo, dava amore, desiderava amore.
Suo padre oggi ha detto, distrutto dal dolore, in lacrime: “Sono sempre stato orgoglioso di mio figlio, anche se a volte ho dovuto rimproverarlo, solo perché mi preoccupavo per lui. Ma sono orgoglioso di lui per tutto quello che ha fatto.” Giuseppe questo lo sapeva.
Anche noi, Alessia Schembri, Alice Rizio e tutti i suoi amici siamo orgogliosi di lui.
Non sappiamo come esprimere il nostro dolore.
Ancora non riusciamo a crederci.""

Vi lasciamo con le sue parole:

“E’ arrivato il nostro momento, il momento dei siciliani onesti, che vogliono lottare per un cambiamento vero, contro chi ha ridotto e continua a ridurre la nostra terra in un deserto, abbiamo l’obbligo morale di ribellarci.

QUESTA E’ LA MIA TERRA ED IO LA DIFENDO E TU?”

 

 

 

 

 


Ultimo aggiornamento: giovedì, 09 luglio 2009.

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